Intervista a Luca Toni: “A tu per tu” con un campione del mondo

Luca Toni e Gigi Potacqui

Gigi Potacqui, founder di Romanzo Calcistico, ha incontrato e intervistato a Modena Luca Toni, campione del mondo 2006 con la nazionale italiana, Scarpa d’oro 2007, due volte capocannoniere della serie A e capocannoniere della Bundesliga 2007/2008 (primo calciatore a riuscirci).

E ne è uscita fuori una piacevolissima chiacchierata…

 

 

Gigi Potacqui e Luca Toni
Gigi Potacqui, Founder di Romanzo Calcistico, con Luca Toni

 

Quando hai cominciato a pensare che potevi realmente diventare un calciatore professionista? 

Diciamo che ci speravo da bambino, poi quando ho iniziato a giocare nel Modena, la squadra della mia città, ho iniziato a capire che potevo diventare veramente calciatore.

Il tuo idolo?

Il mio idolo da bambino è sicuramente Marco Van Basten. Io giocavo già attaccante da bambino e in quegli anni era l’attaccante più forte del mondo. E secondo me è stato anche uno dei più forti in assoluto di sempre.

Ricordo un aneddoto con lui di quando allenava l’Olanda: faceste un amichevole, tu segnasti un gran gol e lui ti fece i complimenti … 

Sì, lui era C.T. dell’Olanda, siamo andati a giocare con l’Italia lì, vincemmo 3-1, io segnai un gran gol e lui a fine gara venne a farmi i complimenti: per me è stata una soddisfazione enorme, perché vedere il mio idolo venirmi a fare i complimenti è stato qualcosa di speciale…

Da lì probabilmente, da quella partita, avete iniziato a capire che potevate fare un grande mondiale…

Sì, abbiamo giocato contro la Germania a Firenze e abbiamo vinto 4-1, poi vincemmo appunto in Olanda 3-1… Quindi noi ci sentivamo forti. Anche se c’era stato un pò di casino con Calciopoli, tra di noi all’interno del gruppo c’era una bellissima atmosfera ed eravamo tutti molto carichi.

Ecco: quella situazione particolare, “Calciopoli”, come l’avete vissuta voi calciatori della nazionale?

Ci siamo uniti ancor di più. Siamo partiti non benissimo, c’era molta confusione a Coverciano tra tifosi che ci insultavano, politici che non volevano che partecipassimo al Mondiale. Però lì mister Lippi è stato fondamentale, ha cercato di rafforzare il gruppo ancor di più e noi ci siamo dedicati al nostro unico obiettivo: quello di arrivare in fondo…

Ai quarti di finale ti sei sbloccato, poi da lì è iniziato un nuovo mondiale per te…

Sì, diciamo che ero stato anche sfortunato visto che nelle partite precedenti avevo preso una traversa e i portieri mi avevano fatto belle parate. Però sentivo sempre la fiducia del mister e poi mi sono sbloccato. Ma io penso che deve venire sempre prima la squadra, poi io ho avuto la fortuna di averle giocate quasi tutte, mi sentivo parte integrante del gruppo. Poi è arrivata la doppietta ai quarti (contro l’Ucraina, finita 3-0 ndr) però comunque l’obbiettivo era arrivare in fondo, non che io segnassi…

Lì poi è nata anche una “chat”, un gruppo whatsapp dei magnifici 23…

E’ nata dopo che l’abbiamo vinto. L’ha fatta capitan Cannavaro, che è l’amministratore ed è un modo per tenerci tutti in contatto, poiché anche se ci vediamo poco, vivere insieme quell’esperienza meravigliosa di due mesi ha fato sì che si creasse un legame forte tra tutti noi.

E chi scrive di più sul gruppo? 

Canna! Canna! (ride ndr) Cannavaro è uno che sa tutto di tutto e ci tiene aggiornati sul gruppo…

Infatti poi Fabio Cannavaro ha scritto anche un libro con Alessandro Alciato su quel mondiale, “La nostra bambina”, dove ha riportato un aneddoto personale di ognuno di voi… Ce n’è uno bellissimo su Peruzzi… Ce lo racconti?

Noi eravamo sempre al “quartier generale”, un bellissimo albergo a Duisburg dove stavamo noi in Germania: c’era un bel laghetto, e allora Peruzzi fece uno scherzo al mister, fece finta di pescare con le mani un pesce gigante.

Era un modo per passare del tempo insieme, stemperare la tensione e fare gruppo…

Lo scherzo più bello che hai fatto o a cui hai assistito?

Quello più bello è stato sicuramente quello fatto a Kahn. Quando sono andato al Bayern, Kahn era un’istituzione lì, tutti avevano quasi paura persino a salutarlo, era una presenza forte. Io ero appena arrivato e mi sono ritrovato con Franck Ribery, che era un altro matto come me, a pensare uno scherzo da fare a qualcuno. Così ci siamo detti: “se dobbiamo fare uno scherzo facciamolo a quello che conta di più…” Così Ribery è salito sul tetto dello spogliatoio e io ho chiamato fuori Oliver fuori, che si era già vestito. Franck gli ha rovesciato un secchio d’acqua e lui inizialmente è impazzito, si è arrabbiato parecchio, così noi siamo scappati… Poi però alla fine ha riso anche lui.

Torniamo al mondiale: quando ci sono stati i rigori in finale e Lippi vi ha comunicato i cinque rigoristi, ti sentivi sollevato di non esser stato scelto o volevi calciarlo?

Lì è stata una scelta difficile per il mister. Alla fine è andato da chi gli dava più fiducia. Io ero il sesto e per fortuna non ci siamo arrivati perché sai, quei rigori pesano parecchio, quindi col senno di poi è stato meglio così…

Uno dei momenti più difficili della tua carriera è stato sicuramente l’anno con Van Gaal… Che tipo era?

Non mi sento di dire momento difficile perché penso che al Bayern non può essere difficile, i momenti difficili ci sono quando giochi magari in Lega Pro o nelle serie minori… Però purtroppo ho avuto a che fare con lui che, anche se sul campo poteva essere preparato, a livello umano secondo me non ha niente di quello che deve avere un allenatore. Van Gaal ha avuto problemi con tanti “latini” nella sua carriera, con Ronaldo, Rivaldo e tanti altri. Quell’anno voleva mandarci via a me, a Lucio, Ribery. Con me e Lucio ce l’ha fatta a mandarci via, con Franck no perché era appena arrivato ed era ancora giovane…

Quell’anno il Bayern poi ha raggiunto la finale di Champions League, persa poi contro l’Inter di Mourinho. L’hai un pò “gufata”?

Ma gufato no, non fa parte di me. Lì avevo ancora molti compagni, non mi avrebbe dato soddisfazione… Non sono un tipo che gufa una persona solo perché non mi piace.

Diciamo che ha fatto il tifo per il tuo amico Lucio allora che era andato all’Inter…

Ma c’era ancora Ribery lì… Scherzi a parte no, non sono il tipo che gufa…

Lo immaginavo… Nel 2012 poi, dopo la breve esperienza alla Juventus, scegli di andare a Dubai. Una scelta che poteva sembrare un finale anticipato di carriera, e invece poi il gran ritorno in Italia… 

Mi chiamò Cannavaro dicendomi che si stava bene a Dubai. Ma la realtà è che io non mi sono affatto trovato bene lì. Lì il calcio è totalmente un’altra cosa, c’è un altro modo di vivere il calcio. Quando sono andato io non c’era ancora il professionismo nel loro campionato e per me il calcio è professionismo, passione, sacrificio… Lì non era come lo immaginavo.

Così dopo quattro mesi e mezzo anche se avevo due anni di contratto sono andato via e ebbi la fortuna di tornare alla Fiorentina negli ultimi cinque minuti di mercato…

Mi chiamò Della Valle all’ultimo momento visto che l’acquisto di Berbatov era ormai svanito. Lì sono rinato perché era come casa mia, ho allungato la carriera di quattro anni, visto che poi dopo Firenze sono andato a Verona giocando ad alti livelli, una seconda giovinezza…

La città in cui ti sei trovato meglio?

Ho avuto la fortuna di giocare in tante città bellissime: Roma, Firenze, Verona, Monaco… La stessa Palermo, che era una città stupenda… In tutte mi sono trovato benissimo.

A proposito di Palermo: com’era Zamparini con te? Che rapporto avevi con lui?

Non ho avuto tanti rapporti con lui perché siamo andati bene. E quando vai bene lui si defila, non si vede molto. Ho fatto due anni fantastici, con una promozione in serie A e una qualificazione in UEFA l’anno dopo, quindi l’ho visto poco, per fortuna (ride ndr)…

Il partner d’attacco con cui ti sei trovato meglio?

Ma non ce n’è uno in particolare, anche perché ho avuto la fortuna di giocare con tanti campioni, tanti numeri 10 che hanno fatto la storia. Baggio, Totti, Del Piero, Ribery che porta il 7 ma è un “dieci” per estro… Quindi ho l’imbarazzo della scelta.

Però con Baggio hai avuto modo di crescere molto visto che eri agli inizi…

Baggio al di là del campione che conoscono tutti, era un grande soprattutto come uomo, di una semplicità e di un’umiltà pazzesca, una persona eccezionale. Sia lui che lo stesso Guardiola, anche lui conosciuto a Brescia. Ricordo che entrambi mi chiedevano se volessi calciare in porta a fine allenamento con i loro cross. Da lì capivi l’umiltà del campione che si “abbassavano” a fare cross a dei giovani come me …

Poi mi ricordo un giorno che Baggio un giorno mi disse: “tu corri verso la porta e vedrai che io ti faccio trovare il pallone per fare gol…” Sia lui che Guardiola mi hanno fatto capire che non si diventa un campione di quella caratura senza essere prima uomini. Sai quando hai la fortuna di giocare con gente così basta che gli dici dove la vuoi, e loro te la mettono lì. Mentre i giocatori normali ti dicono “io te la metto poi vai tu a cercare la palla”… E’ questa la differenza più grande. Bisogna essere bravi a capire anche con chi giochi.

C’è un momento in cui hai pensato “non ce la faccio ad arrivare” e pensato di fare altro?

A scuola non è che andassi benissimo, quindi se non avessi fatto il calciatore avrei lavorato sicuramente a contatto con le persone: barista, commesso non so… Per fortuna ho fatto il calciatore (ride ndr)…

Ricordo i tuoi primi anni in serie C, nella Lodigiani. Venisti a giocare al “Rubens Fadini”, lo stadio della mia città, Giulianova, perdeste entrambe le partite eh…

Sì, ricordo quel campo, soprattutto gli ombrelli con cui ci “infilzavano” i tifosi (ride ndr)… La rete era molto attaccata al campo e sentivi molto bene gli ombrelli e le urla dei tifosi…

Già lì segnavi tanto… 

Sì, lì è stata la svolta della mia carriera. C’era mister Attardi alla Lodigiani che adesso non c’è più, che era come un padre per noi. Mi diede fiducia, iniziai a fare tanti gol e poi iniziai a salire di categoria…

Qual è il gol più bello che hai segnato?

Feci un gol in rovesciata contro il Bologna quando giocavo a Vicenza, ogni tanto lo rivedo e mi chiedo sempre come ho fatto…

Poi a Palermo e Firenze “sparavi” in continuazione, in tutti i modi… Qual è stato il “miglior Toni”?

Ho fatto quattro cinque anni tra Palermo, Fiorentina e il primo anno di Bayern dove segnavo dai 20 ai 40 gol a stagione. Lì avevo dai 26 ai 30 anni e sei al top fisicamente.

Però anche gli ultimi anni di Verona dove ero più vecchietto, mi sono tolto altre soddisfazioni, vincendo la classifica cannonieri con Icardi…

E poi sei l’unica “Scarpa d’oro” italiana insieme a Francesco Totti…

La scarpa d’oro è stata una grandissima soddisfazione, infatti poi l’ha vinta subito Francesco e gli ho detto che poteva aspettare per farmi godere un po’ di più questo record (ride ndr)… Scherzi a parte, con Francesco ho un rapporto bellissimo e sono contento di condividerlo con lui.

Il più grosso rammarico della tua carriera?

Sicuramente lo scudetto perso con la Roma. Perchè siamo andati vicinissimo, abbiamo fatto una gran rincorsa. E vincerlo lì, si sa, è come vincerne dieci, poiché la si vive con un’euforia diversa. sono stati sei mesi stupendi a Roma.

Il tuo amico Pazzini vi fece lo scherzetto, in quella partita strana con la Samp…

Sì, infatti glielo dico sempre al mio grande amico Pazzini, vincevamo 1-0 poi fece doppietta il pazzo. Poteva farsi i fatti suoi (ride ndr)… Ma alla fine ha fatto solo il suo dovere.

E’ stato però un grande peccato…

Calcio attuale: c’è un giovane italiano secondo te in rampa di lancio, che può diventare un giocatore importante? 

Secondo me Federico Chiesa può diventarlo. Penso che in prospettiva possa veramente diventare un calciatore importante. Ha fame, forza e fisico…

Vedi una differenza tra i giovani di oggi rispetto alla vostra generazione?

Sì, c’è molta differenza. Nello spogliatoio negli ultimi anni di Verona l’ho notato tantissimo. Per me era difficile confrontarmi con loro, perché pensavano sempre a stare al cellulare, anche dopo una partita persa. Capisco quando Daniele (De Rossi ndr) dice “quando vedo i ragazzi diciottenni di adesso nello spogliatoio dopo una sconfitta capisco che non è più il mio calcio…”. E’ un calcio diverso, magari noi vecchi non eravamo pronti per questo nuovo calcio…

 

 

Qui sotto l’intervista video completa

ROMANZO CALCISTICO: “A TU PER TU” CON LUCA TONI

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Gigi Potacqui
Founder di Romanzo Calcistico. Appassionato di calcio, scrittura, film e carbonara. Il calcio è molto di più...
http://www.romanzocalcistico.org

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